Acli, motore di cittadinanza
 

Spiccata propensione all’impegno volontario e alla costruzione di reti sociali, sensibilità ai comportamenti di consumo responsabile, elevato livello di attivazione politica: due indagini dell’Iref, l’istituto di ricerca delle Acli, fotografano in questo modo il volto dell’aclista tipo e la natura delle strutture territoriali delle Acli in Italia.
In un’Italia politicamente svogliata e più propensa alla beneficenza che all’impegno sociale diretto, il profilo generale dell’universo Acli propone un incoraggiante scenario di cittadinanza attiva e responsabile, corroborato da quasi 60 anni di storia e di buone pratiche.
Una prima indagine — dal titolo, Le Acli in controluce — realizzata dall’Iref su un campione rappresentativo degli oltre 400 mila tesserati aclisti (si arriva ad oltre 850 mila considerando l’intero sistema Acli), traccia un profilo degli aderenti allo storico movimento cattolico che è anche un modo di raccontare l’Italia e gli italiani. Un tasso di azione volontaria pari al 27,3%, quasi doppio a quello registrato nella popolazione italiana (15,1%) e spesso esercitata fuori dall’associazione; una diffusione di comportamenti di consumo responsabile (acquisto prodotti del commercio equo, scelte “critiche” di consumo e di risparmio, ecc.) pari al 42,9% (contro il 28,5% tra tutti gli italiani); un elevato livello di attivazione politica (67,4% contro 48,5%): ecco come si caratterizza “l’aclista tipo” di fronte alla grande sfida della partecipazione nell’epoca del disimpegno.
Se si può correttamente parlare di “aclista tipo”, non è però configurabile una rappresentanza monolitica: la base associativa si presenta, invece, multiforme. Sono individuabili tre categorie di aclisti: i realisti (40,5% del campione), che vivono soprattutto l’associazione attraverso i suoi servizi; gli espressivi (34%), in genere neoiscritti, che cercano nelle Acli spazi di aggregazione e di approfondimento culturale; gli idealisti impegnati (25,5%), uno “zoccolo duro” di attivisti a tutto campo, mossi da una radicata matrice idealistica sociale e religiosa
Chi si iscrive alle Acli non esprime però un’appartenenza particolaristica, ma una “traiettoria di impegno a geometria variabile” che è tutt’altro dal tradizionale carattere mutualistico dell’impegno associativo in Italia: il circolo Acli diviene allora un “trampolino di lancio” per ampliare il proprio attivismo civico in modo trasversale.
Sono proprio i circoli l’oggetto della seconda indagine dell’Iref, un vero e proprio censimento del mondo Acli in Italia, dal titolo Nodi, comunità e reti. I sentieri della promozione sociale. Analizzando le strutture di base dell’associazione attraverso il rispettivo livello di dotazione di capitale sociale (grado di radicamento nel territorio, capacità di produrre servizi integrati nell’associazione, polivalenza delle attività pro–sociali e - come fattore strumentale - livello di dotazione e connessione tecnologica) è possibile delineare tre gruppi tipici di circoli.
Le reti polivalenti (il 33,9% di quelle censite) sono strutture caratterizzate da un forte attivismo sia di natura pro–sociale sia di tipo relazionale: questi circoli, oltre ad offrire ai propri tesserati un ampio ventaglio di iniziative, fungono da vere e proprie sonde sensibili, integrate ed interagenti col territorio. Si tratta in genere dei circoli di più vecchia costituzione, con un’ampia base associativa e maggiormente presenti nei grandi centri urbani. Il 32,9% dei circoli possono essere definiti poli comunitari - centri perlopiù diffusi nei piccoli Comuni, in cui l’offerta associativa punta sulla dimensione locale della socializzazione e dell’aggregazione: nonostante una ridotta attivazione pro–sociale, manifestano comunque una discreta produzione di cittadinanza politica attiva. Il terzo e ultimo raggruppa la fetta restante dell’universo dei circoli Acli in Italia. Sono i nodi fragili dell’associazione, circoli “in erba”, molto giovani e sviluppati nei piccoli centri: rappresentano allo stesso tempo una speranza e una sfida per le Acli, considerando l’esplosione di nuovi circoli (circa il 22% del campione) degli ultimi 5 anni.
I tre gruppi sembrano tracciare un vero e proprio ciclo di vita dei circoli Acli, in un percorso che va dal nodo alla rete. La variabile cruciale della promozione sociale è dunque il tempo, quello necessario a costruire una dotazione di capitale sociale significativa: la cittadinanza attiva non può esser frutto acerbo di una giornata, ma è figlia del tempo e in esso matura e cresce.

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