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L’italiano promosso… dal PLI-F 
Il PLI-F non è semplicemente un ente gestore il cui compito è quello di assicurare corsi di italiano. Potrebbe esserlo se si chiamasse PLA-F ed operasse per la diffusione e la promozione della lingua inglese. Invece ogni anno, ad ogni tappa, ad ogni minimo cambiamento deve provare la propria esistenza, cercando di inventarsi nuovi ed efficaci mezzi di persuasione. E’ in questa ottica che ha partecipato più che attivamente alle iniziative di promozione di Annecy e Metz e che parteciperà a quelle di Nantes, del Nord (Condé sur l’Escaut) o di Bourges. Ma in che cosa consiste la “promozione” e a chi si rivolge esattamente? Tutto dipende. Potrebbe essere un’iniziativa rivolta agli utenti come nel caso dell’ormai collaudata Place d’Italie in settembre e come sarà il caso a Condé (16 maggio) dove intere scolaresche parteciperanno ad ateliers sul tema di Pinocchio. In questo caso si tratta di reclutare potenziali studenti. Oppure potrebbe rivolgersi a tutti coloro che possono decidere (rettori, ispettori, ecc.) o che si possono trovare nella situazione di poter consigliare la scelta di una lingua (i “conseillers d’orientations”, i presidi, i direttori, ecc.), come nel caso di Annecy (12 marzo) e Metz (19 marzo). Lungi dal cercare di “corrompere” i detentori di tanto potere decisionale, il PLI-F ha cercato di potenziare i mezzi di persuasione a sua disposizione. Approfittando della permanenza in Francia di una volontaria del servizio civile, la grafica multimediale Mara Gulizia, ha prodotto una mostra di 23 pannelli sull’utilità di studiare l’italiano. Un alfabetiere di 21 lettere ognuna delle quali indica una buona ragione di parlare la lingua dei vicini e probabil-mente futuri colleghi transalpini. La mostra fa parte di un progetto più ampio, dal titolo “Impariamo la città”, che prevede una riscrittura della mostra da parte di ragazzi francesi in base ad informazioni ottenute da coetani italiani, cosa che implicherebbe un dialogo (ovviamente via internet) su aspetti della cultura italiana e una ricerca su temi ed argo-menti che fanno parte del proprio quotidiano per poter rispondere ai quesiti dei ragazzi italiani che lavorerebbero su di un alfabetiere simile per la lingua francese. Ecco perché la mostra è stata lasciata volutamente incompiuta sia a livello di scrittura che a livello di immagini. Punto di partenza o mostra a se stante, incompiuto e provocatorio, il “Ba.ba dell’italien” ha già fatto parlare esperti e curiosi del provveditorato di Metz e - almeno speriamo - farà altrettanto nel corso dei prossimi appuntamenti. Speriamo che in più faccia anche parlare italiano! Il “Ba.ba de l’italien ou 21 bonnes raisons d’étudier l’italien” è disponibile come mostra (23 pannelli di 40 x 60 cm) accompagnata da opuscoli (48 pagine a colori formato 11,5 x 14,5) che riproducono il testo e le immagini della mostra. Sono concepibili anche “animazioni” rivolte ad insegnanti o studenti.

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